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Una storia di torpedoni e di gitanti, di orgoglio e imboscate che finì molto male, in un’aula di tribunale, con una serie di condanne e qualche mese di prigione. Siamo a Vernio nel 1929 e la storia comincia proprio alla svolta della strada che porta a Luciana, protagonista Sabino Biagi, di Luciana appunto, e due autobus della SITA pieni di gitanti della domenica costretti a fermarsi per la salita. 

I fatti, inediti fino ad oggi, sono stati ricostruiti da Annalisa Marchi della Fondazione Cdse e da Elena Biagi e Maila Biagi, con lei autrici della pubblicazione “Orgoglio paesano e pregiudizio forestiero”, stampata grazie alla Proloco di Luciana e che dà anche il titolo alla serata di storia partecipata inserita nel calendario di Apriti Chiostro per venerdì 24 luglio alle 21.

La ricostruzione, in forma di lettura teatralizzata e immagini d'epoca, prenderà vita con la partecipazione dell'attrice Stefania Stefanin e nel corso della serata sarà disponibile la pubblicazione che racconta la vicenda nei dettagli. Luoghi e personaggi sono riemersi dalle carte di un processo conservato dalla Pretura presso l'Archivio di Stato di Prato. Le dinamiche dei fatti e il periodo storico, al tempo della costruzione della Direttissima, sono stati ricostruiti e resi suggestivi da una serie di fotografie e da una forma narrativa godibile.

La vicenda in breve racconta di una prima schermaglia fra Sabino Biagi in compagnia del suo asino e alcuni dei gitanti organizzati dal dopolavoro fascista di Ponte a Mensola presso Firenze, che risalivano la vallata con due torpedoni il 26 maggio 1929 e furono costretti a fermarsi per far raffreddare i motori. Ne seguì un agguato al ponte di San Quirico organizzato da parenti e amici del Biagi, con una folla di gente armata di bastoni e sassi e naturalmente danni agli autobus e qualche ferito lieve. Da qui le indagini, le denunce il processo e le condanne a qualche mese di carcere per alcuni degli organizzatori dell’assalto.

Ma a Vernio, sia nel capoluogo che in paese a Luciana, per quasi cent’anni sui fatti del 26 maggio 1929 regnò l’omertà più assoluta. I primi a parlarne furono, durante un’intervista, Adus (nato nel 1931) ed Emma Biagi (nata nel 1936). Poi è saltato fuori il faldone di documenti nelle carte della Pretura di Prato.

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Ultimo aggiornamento: 21-07-2026, 16:36