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E festa è stata, grande partecipazione per la Polentina

Molto soddisfatti il sindaco Morganti e Sarti della Società della miseria. Tanta gente lungo il percorso e in piazza per la rievocazione storica

La festa della polenta

E festa è stata. Davvero una bella festa di gente la 443esima edizione della Polendina che, assistita anche da un meteo clemente, ha visto davvero una grande partecipazione. Tantissime le persone, abitanti di Vernio ma anche turisti della domenica, che hanno assistito alla sfilata e alla suggestiva rievocazione storica in piazza dove, come nel 1512, è stata servita polenta di farina di castagne, baccalà e aringhe.

Per la festa di Vernio tante le istituzioni presenti. La Regione era rappresentata dal presidente del consiglio Eugenio Giani e dai consiglieri Ilaria Bugetti e Nicola Ciolini. C’erano i gonfaloni del Comune di Prato e di tutti i comuni del territorio. A fare gli onori di casa il sindaco Giovanni Morganti e il presidente della Società della Miseria Piero Sarti. Il presidente Giani ha ricordato che “quella di Vernio, proprio per la sua caratterizzazione di festa che affonda le sue radici nella storia, è unica in Toscana”. Un grazie il sindaco Morganti ha rivolto ai presenti ma anche a chi ogni anno prepara la festa con grande passione, la Società della Miseria e gran parte degli abitanti di Vernio. Emozionato ma anche molto soddisfatto Piero Sarti a cui si deve il merito di aver portato la festa ad affermarsi come una delle più significative in Toscana.

Alla rievocazione, che naturalmente ha visto protagonista il Gruppo storico dei Conti Bardi hanno preso parte cinquecento figuranti e numerosi gruppi provenienti da tutta la Toscana, dal Calcio storico fiorentino al gruppo della Giostra del Saracino.

Al fuoco, nei paioli, decine di chili di farina di castagne mescolata con cura e fatica.  Proprio come nel 1512 quando la popolazione di Vernio riuscì a sfuggire alla carestia e a sfamarsi grazie all’intervento dei Conti Bardi e alla distribuzione della provvidenziale polenta di castagne. Intanto nella piana pratese la carestia affamava coloro che erano riuscite a salvarsi dal terribile Sacco di Prato, condotto senza alcuna pietà dalle milizie spagnole.

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