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STORIA DEL “LANIFICIO MEUCCI”

Amerigo Meucci costruì ai primi del 900, presso il vecchio mulino, costruito alla fine del 1800 da Franco Meucci, il primo carbonizzo di Vernio, chiedendo in prestito 5000 lire.

"Accanto al mulino funzionò un forno ed una bottega di alimentari, con annesso magazzino per il commercio dei cereali all'ingrosso. Dopo quello di Angelo Peyron ci sono quello del sig. Ciatti ed il lanificio Meucci". Da questa citazione risulta quindi chiaro che la costruzione del lanificio Meucci è antecedente e risale, con molta probabilità all'ultimo decennio dell'800. Questa nostra tesi trova conferma nei dati ricavati dalla rivista specializzata del settore tessile " Laniera" che attribuisce la data di fondazione del "Carbonizzo, stracciatura, filatura cardata per terzi" di Amerigo Meucci di Mercatale, al 1897. Le attività verso la fine degli anni '20 erano esercitate su due stabilimenti ed utilizzavano 48 operai. Sia il Mulino che la fabbrica utilizzavano l'impianto idraulico che caratterizzava tutta la Val Bisenzio. Infatti a monte del ponte di Mercatale era stato realizzato un sistema idraulico di circa 60 metri, che, tramite una briglia in sassi e in muratura, deviava le acque del Bisenzio in un gorile, per raccoglierle successivamente in un una grande vasca di accumulo, il "margone", che serviva ad alimentare le macine del mulino.

Tutto questo avvenne alla fine dell'800 durante il periodo della Repubblica Cisalpina che terminò con il Congresso di Vienna del 1815. Fino ad allora infatti non era possibile, nel feudo di Vernio, da parte di chiunque esercitare l'attività molitoria che era un appannaggio esclusivo dei conti Bardi. Il cambiamento della destinazione d'uso del fabbricato, portò trasformazioni rilevanti all'impianto idraulico originario che fu munito di una grossa turbina che, pur pesantemente mutilata alla fine degli anni '80, è ancora oggi funzionante grazie agli interventi di recupero realizzati dall'Amministrazione Comunale di Vernio.

Una particolare segnalazione merita il funzionamento della turbina alimentata dalle acque del margone che precedentemente aveva servito il mulino. Cadendo con forza l'acqua imprimeva energia ad una ruota sagomata di legno di rovere collegata ad un albero posto orizzontalmente. Al limite di esso era posto un volano in ghisa del diametro di 4 o 5 metri e del peso di 50 quintali. Tale peso rendeva più facile il movimento che, trasmesso al volano, continuava poi per forza di inerzia. Intorno al volano della turbina era sistemata una cinghia di trasmissione, collegata direttamente ad un lungo albero, orizzontale rispetto al terreno e dal quale altre cinghie ricevevano il movimento da trasmettere alle varie macchine. Successivamente con l'avvento dell'energia elettrica l'impianto fu ulteriormente trasformato, tramite l'inserimento di un'elica tipo Kaplan con asse verticale e pale regolabili in acciaio; l'energia cinetica dell'acqua veniva così trasformata in energia elettrica per mezzo di una dinamo con una potenza disponibile di circa 75 HP.

Le fasi del ciclo tessile presenti nel "Lanificio Meucci" nel corso della sua storia dalla nascita fino alla chiusura ed allo smantellamento erano: la cernita degli stracci (in cui lavoravano uomini e donne), il carbonizzo, la stracciatura, successivamente la filatura e, negli ultimi anni, la tintoria in fiocco. Si tratta delle prime fasi del ciclo umido del tessile cardato che presuppone una grande disponibilità di acqua che il fiume Bisenzio poteva facilmente mettere a disposizione.

Gli stracci, dopo essere stati accuratamente selezionati per qualità e colore con la cernita manuale fatta dai "cenciaioli", erano sottoposti alla carbonizzatura durante questo procedimento venivano eliminate tutte le impurità vegetali mentre la lana rimaneva intatta ed integra. Con la fase successiva , la stracciatura/sfilacciatura, gli stracci vengono disintegrati e trasformati in lana meccanica che lavata e asciugata è pronta per le varie fasi della filatura. La preparazione della mista eseguita con una macchina detta lupa battitora azionata dall'allupino; la cardatura eseguita con carde e divisore (assortimento) ed infine la filatura con filatoi a carro mobile o self acting eseguita dal filatore.

In questo particolare tipo di lavorazioni gli operai della Val Bisenzio si sono particolarmente distinti per capacità esperienza e professionalità. Alcune delle notizie sono state desunte dalla relazione tecnica del "Piano di recupero dell'area ex Meucci a Mercatale di Vernio" predisposta dall'ufficio tecnico del Comune che ha utilizzato materiali di Annalisa Marchi, Carla Chiodini, Elena Sodini, Daniela Chiaramonti ed A. Giovannelli.