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Il Demonio di Rimondeto

La leggenda del Demonio di Rimondeto ed il fantasma della Rocca.

Questa leggenda risale al 1005. Il protagonista di questa storia è Vitale da Rimochi, noto appunto come il Demonio di Rimondeto.


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Egli era chiamato così per le azioni compiute durante la sua vita, come il suo comportamento col padre, al quale rubò tutti gli averi dopo aver dato fuoco alla casa dove abitava. Non contento, visto che la sua fidanzata lo lasciò perché terrorizzata da questo fatto, la uccise senza nessuna pietà.

Successivamente, si diresse a Roma, dove riuscì a trovare servizio al cospetto dell’antipapa Bonifacio VII, per conto del quale commette vari “crimini” tra cui quello di uccidere Papa Giovanni XIV. Dopo la morte di Bonifacio, Vitale decide di tornarsene a Vernio, suo paese natale. La sua fama varcò i confini prima di lui e già tutti nel paese sapevano che sarebbe arrivato il Demonio di Rimondeto, così i suoi concittadini lo chiamavano. Il fatto di venir chiamato demonio a Vitale non dispiaceva affatto, anzi, quando era in presenza dei suoi compaesani accentuava certe sue caratteristiche fisiche e comportamentali; faceva paura solo a guardarlo, barba e capelli lunghi neri, naso aquilino, fisicamente molto magro e abbastanza alto.

Mentre camminava nelle strade del paese, il Demonio di Rimondeto si accostò ad una finestra e ascoltò quello che due persone si stavano dicendo; parlavano del rapimento per mano del Conte Valfredo degli Alberti, di Gertrude, prossima al matrimonio con un giovanotto di nome Rainaldo. Il conte non contento di questo, fece anche rinchiudere Rainaldo nell’Osteria del paese guardato a vista da due guardie, facendo in modo che non potesse muoversi; ovviamente il conte, nel frattempo, si prese tutte le sue libertà con la ragazza.

Il Demonio di Rimondeto, preso da compassione, decise che avrebbe fatto qualcosa per la ragazza; decise di andare all’osteria, dove il povero ragazzo era rinchiuso. Appena arrivato, si fece condurre dal giovane, e approfittando della “leggera” sonnolenza delle due guardie, aprì la finestra e le getto entrambe nel fiume Bisenzio, dove i due annegarono. Il ragazzo finalmente fu libero e Vitale gli impose di preparare il suo matrimonio; nel frattempo, Vitale si reca al Castello di Vernio cercando di farsi ricevere dal conte, cosa che non gli riuscì, perché Valfredo degli Alberti non voleva ricevere nessuno.

Ma lui era il Demonio di Rimondeto, e con una corda riuscì ad entrare da un finestrone della Rocca; appena entrato incontrò una guardia che si spaventò a morte appena lo vide. Si fece accompagnare al cospetto del Conte, al quale intimò di restituire la ragazza ai genitori entro due ore, e se non lo avesse fatto, lo avrebbe impiccato.

Il Conte, di tutto punto, cominciò a suonare il campanello tramite la corda, ma in me che non si dica Vitale era sparito. Cominciarono a cercarlo in tutte le stanze, ma del demonio nessuna traccia, certi ormai che si fosse schiantato su qualche roccia dopo essersi buttato dalla finestra.
Dopo una decina di minuti, una sentinella abbassò il ponte levatoio del castello in modo che il conte e Geltrude potessero fuggire via.
Il giorno dopo le guardie del castello si domandavano perché il loro padrone non facesse rientro a casa, scoprendo poi il suo corpo nudo impiccato dentro una stanza del castello stesso con i vestiti di Vitale ai suoi piedi. Vitale, travestito da conte, era scappato a cavallo con Geltrude, lasciando il corpo del Conte impiccato ad una trave.

Geltrude e Rainaldo si sposarono il giorno dopo e decisero di partire per andare lontano.
Il Demonio di Rimondeto aveva mantenuto la sua promessa.

Da quel giorno, il fantasma del Conte Valfredo Degli Alberti vaga all’interno delle mura della Rocca di Vernio.

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Recentemente è stato realizzato un docu-film sul Demonio di Rimondeto, regia di Angelo Marotta. Qui di seguito il trailer.

 

A cura di Niccolò Calvani e Rebecca Guidotti

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